IX Ed. Concorso di Scrittura creativa “La mia Costituzione”: Mia madre …una Costituente

IX Ed. Concorso di Scrittura creativa “La mia Costituzione”: Gli invisibili
Febbraio 16, 2022
IX Ed. Concorso di Scrittura creativa “La mia Costituzione”: Una scuola della vita
Febbraio 16, 2022

TERZO  PREMIO EX AEQUO: alunna  Fiorini Chiara

Istituto Comprensivo Sora 3 – Scuola media “Edoardo Facchini” – Classe IIIE

Docente referente: prof. ssa Nicoletti Rita

Era il 2 giugno 1946. Sì, proprio quel giorno. Lo ricordo come se fosse ieri. Avete presente quei momenti che vi scaldano il cuore in giornate fredde e buie? Esatto, proprio quelli. Quel dì, si andò a votare per scegliere laMonarchia o la Repubblica e per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente. Mia madre di nome Agnese, allora appena trentenne, mi svegliò più presto del solito, alle 6:30. Mi venne vicino e mi disse: <<Cucciolo di mamma,svegliati. Oggi è il grande giorno. Si voterà per scegliere il da farsi sulla nostra amata Italia!>>. Mi alzai in fretta e furia. Indossai un paio di pantaloni, una maglia alla marinara e un cappello blu: i migliori capi che avessi, ma comunque sempre consunti e rammendati perché li avevo ereditati dal figlio della mia vicina di casa. Ero tutto agitato, camminavo avanti e indietro perché quell’anno, quel giorno, mia madre avrebbe espresso il suo parere, per la prima volta. A mio avviso, sotto la sua solita faccia seriosa, anche mamma era euforica, me ne accorsi da come frugò nel guardaroba per cercare il migliore abito da indossare com’era solita fare per gli eventi importanti. Successivamente, quando venni a sapere che la mia terra natìa era diventata una Repubblica, i miei occhi si riempirono di lacrime di sollievo perché eravamo usciti da quel brutto periodo per entrare in una vera e propria nuova era. Lacrime che si liberarono in un pianto di felicità, quando, a questa notizia, si aggiunse quella che tra i deputati della Costituente c’era anche mia madre.Tutto ciò aveva portato nel mio cuore e in quello di mamma tanta gioia, ma non aveva cambiato affatto il mio carattere intrattabile. Sì, era proprio così. Ero scorbutico, irascibile e scontroso.Perché? In seguito a quel maledetto giorno quando papà dovette partire come soldato in guerra. Ricordo la sua figura a malapena come un’ombra scura nella nebbia, ricordo il suo profumo, il suo ultimo abbraccio quando mi strinse forte a sé come se avesse avuto paura di non vedermi più. <<Ci rivedremo presto, piccolo grande uomo!>> mi disse rassicurandomi.

È stata ed è dura crescere senza un padre al proprio fianco.

Ci avvisarono della sua prematura morte pochi giorni dopo la partenza. <<Un colpo d’artiglieria avversaria dritto alla fronte ed è caduto come una foglia secca cade dall’albero>>, ci dissero. Ancora adesso queste parole echeggiano all’infinito nelle mie orecchie. Da allora divenni io l’uomo di casa. Mi sentivo responsabile.Dovevo contribuire, dovevo dare una mano alla mia adorata madre che, dalla mattina alla sera, laboriosa come una formica, svolgeva tanti lavori per portare avanti la famiglia, senza mai fermarsi, senza mai un cedimento.

Così, ogni dì, quando il campanaro tirava sette volte la fune della campana, producendo altrettanti rintocchi, a segnare, come se fosse un orologio, le sette in punto, io, udendoli, mi svegliavo. Alle 7:30 uscivo, accostavo pian pianino la porta perché i muri scrostati e pieni di crepe mi davano l’impressione che la casa potesse venire giù da un momento all’altro. Mi recavo all’ovile, che era in condizioni ancora più disastrose rispetto alla casa. Facevo uscire le tre pecore e le due capre che possedevamo e le conducevo al pascolo. Qui esse, al tepore del primo sole mattutino, brucavano l’erba fresca da dove, di tanto in tanto, facevano capolino allegri ciuffi di margherite. A me sarebbe piaciuto aspettarle seduto sul bordo del ruscello. Mi sarei divertito ad ascoltare gli “splash, splash” prodotti dai sassolini lanciati uno dietro l’altro nel corso d’acqua. Invece no, a soli otto anni, mentre il mio piccolissimo gregge pascolava, raccoglievo ramoscelli e falciavo erba da riportare a valle. La legna sarebbe servita per alimentare il fuoco e il foraggio per assicurare il nutrimento agli animali durante l’inverno.

Nella stagione fredda, quando il lavoro diminuiva, mi recavo a scuola. Quest’ultima mi si presentava con due sfaccettature. Da un lato, rappresentava il luogo dell’apprendimento e per questo ero strafelice di frequentarla. Dall’altro, costituiva il luogo dello scontro con i miei coetanei che mi rifiutavano e mi prendevano in giro continuamente. Diversi erano i motivi per cui i miei compagni mi sbeffeggiavano: la fessura che avevo tra i denti incisivi; la carnagione bianchissima; i capelli ricci e color rosso fiamma; il fatto che indossassi indumenti consunti; le condizioni economiche della mia famiglia non tra le più agiate; la sfortuna di essere rimasto orfano di padre e così via. A causa dei meschini comportamenti dei miei compagni, la mattinata a scuola si tramutava in una vera e propria tortura e tutti i giorni non vedevo l’ora che suonasse la campanella per tornare al mio focolare. Qui c’era mamma ad aspettarmi per condividere insieme il pranzo che aveva preparato con amore. Anche se il pasto era povero,diventava ricco perché preceduto da una stretta al suo petto e un successivo bacio sulla mia fronte. Mamma era unadonna determinata, coraggiosa, rigorosa, ma dolce.Con lei mi confidavo, di lei mi fidavo. Era sempre pronta a darmi una parola di conforto, ad indicarmi la strada giusta per capire. Questo mi innervosiva: <<Perché dovevo essere sempre io a giustificare i miei coetanei e non, almeno qualche volta, loro a comprendere me?>>

Un giorno, mentre stavo raccogliendo le uova nel pollaio, sentii percuotere agitatamente il battaglio della campanella in ghisa attaccata a destra della porta, a un metro e mezzo rialzata da terra. Mi affacciai e notai Antonino, il postino. Gli andai incontro salutandolo con la mano. Lui ricambiò il saluto: <<Ciao bel fanciullo!>>. Poi aggiunse: <<C’è tua madre?>>. Gli risposi: <<Oggi sono io il padrone di casa, mamma è andata ad una seduta dell’Assemblea Costituente>>. L’uomo sorrise e mormorò: <<Bene, allora ti lascio questa lettera e vado perché ho altre consegne>>. Detto ciò, alzò con la mano destra leggermente il cappello in segno di congedo e mi lasciò lì con quell’epistola tra le mani. Di lì a poco, rincasò mamma intonando un’allegra canzoncina. Le andai incontro mostrandole la missiva. La prese, ma fu indecisa se aprirla o meno. Non erano tempi d’auguri, c’era, invece, la possibilità che il suo scritto potesse contenere qualche brutta notizia …. Ma la curiosità vinse sulla paura. Si procurò un coltello, lo infilò nell’angolo superiore dove si univa il lembo per la chiusura, proseguì lungo il lato orizzontale e tirò fuori il foglio dalla busta. Prima lo allargò. Poi a voce alta, scandendo bene le parole, lesse:

Costituente

Sul suo viso austero trapelò un sorriso mentre il foglio le scivolò tra le mani, fluttuando nell’aria e scendendo lentamente per terra. Mi servirono pochi secondi per fare mente locale e capire che …. sì, avevo perfettamente ragione… mamma era diventata una “madre costituente”. Lei, insieme ad altre ed altri, avrebbe concepito la Costituzione: la legge fondamentale della nostra Repubblica.

Senza dire alcuna parola, bastò che il mio sguardo fissasse il suo per intenderci: sicuramente in Commissione la mamma avrebbe fatto del tutto per promuovere leggi a favore dei più deboli, per dare voce a chi per anni era stato costretto al silenzio.

A partire da quel giorno, per due anni, si dovette riunire in aula alla presenza di tutti i membri della Commissione dove diversi furono i dibattiti che affrontarono.

La Costituzione della Repubblica italiana venne approvata il ventidue dicembre 1947. Cinque giorni dopo fu promulgata e il primo gennaio del 1948 entrò in vigore.

A casa mamma ne riportò una copia e io ne fui incuriosito. Scorrendo con gli occhi gli articoli che la formavano, la mia attenzione cadde su una parte del terzo: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Fu lì che riconobbi mia madre.

Fiorini Chiara – Classe IIIE

Ecco a voi il link per rivivere l’emozione della premiazione avvenuta in diretta radio:

Premiazione la mia Costituzione – A.s. 2021/2022

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