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L’ETA’ NON E’ UN OSTACOLO
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gennaio 25, 2020
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«Uso la macchina fotografica come un pennello e la Luna piena o una fonte luminosa come inchiostro, l’abilità sta nel far rientrare il disegno o la scritta nell’area del fotogramma». Così la fotografa Elisabetta Pandolfino definisce la nuova tecnica da lei ideata: lo “Scatto Mentale”.
La sperimentazione di questa procedura inizia nel 2014. Una sera d’estate la fotografa osservando la luna piena pensò di poter scrivere sfruttando la sorgente luminosa. Prese la macchina fotografica e puntandola verso di essa scattò una foto provando a scrivere qualche lettera e capì subito che poteva andare oltre, riuscendo così a disegnare delle barche a vela con riflesso sul mare.
Nonostante “fotografia” significhi scrivere con la luce, nessuno prima di Elisabetta Pandolfino aveva mai dimostrato che fosse possibile scrivere con una macchina fotografica. È da qui che si evincono l’originalità di questa invenzione, le abilità dell’artista e l’importanza del cervello, in quanto in fase di realizzazione dell’opera bisogna considerare dei fattori: la distanza che passa tra l’esecutore e la fonte luminosa, il tipo di luce da puntare prima dello scatto e la mancanza di post-produzione.
Nell’esecuzione di tale tecnica abbinata alla mente, l’occhio umano vede il nulla e, quindi, è necessaria una grande abilità di memorizzazione, in modo da ricordarsi ciò che si vuole realizzare per poi operare a mano libera, con il solo ausilio della fotocamera.
«Sono alla ricerca del bello di ciò che la natura intorno a me può offrire e da essa trovo spunti per esprimere il mio pensiero fotografico» afferma la donna, infatti ogni suo scatto impressionato nella pellicola o nella scheda digitale, documenta un pensiero reale di comunicazione mentale, dimostrato ampiamente nelle mostre realizzate a riguardo in occasione del Taormina Film Festival e del Congresso Internazionale di Venezia.
Si sta pensando di inserire questa nuova, ma complessa tecnica nella storia della fotografia per affiancare invenzioni dello stesso spessore teorizzate da grandi fotografi.

Giulia Gabriele, Mariavittoria Iafrati

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