Classe I A: “Nel mio silenzio ho scritto lettere piene di…”

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Classe II E: “Nel mio silenzio ho scritto lettere piene di…”
maggio 29, 2020
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Cara Scuola,
è da molto tempo che noi ragazzi non ti vediamo più; sono passati ormai due mesi dalla tua chiusura e anche se prima avremmo fatto volentieri a meno di te, ora ci manchi davvero tanto!
Sembrerà strano, ma è proprio così; siamo stanchi di stare a casa, di non incontrare più gli amici, vogliamo a tutti i costi tornare ai “vecchi tempi”. Ricordo benissimo il giorno prima della quarantena: era un mercoledì e, per esattezza, era mercoledì 5 marzo, sembrava una giornata di scuola come tanti. In questi interminabili giorni di quarantena sto pensando a come sarà il futuro, come cambieranno le normali azioni che svolgevamo prima, ma penso soprattutto alle persone che hanno perso il loro lavoro, che non hanno più disponibilità economiche, quali sono le loro prospettive? In che modo potranno ripartire e riprogrammare la loro vita per l’avvenire?
Queste incognite sono ben peggiori di qualsiasi virus. L’incertezza è devastante perché non è possibile sconfiggerla con nessuna terapia o vaccino da somministrare. Sarà questo  l’ostacolo più difficile da affrontare: dare certezze per permettere alle persone di ripartire con entusiasmo.
Vivo il tutto come una grande confusione, forse dettata dalle innumerevoli informazioni dalle quali siamo bersagliati, che acuiscono l’incertezza del domani.
Tutto questo però non mi impedisce di sognare che una volta passato ciò potremo tornare di nuovo nei tuoi corridoi a trascorrere le lunghe mattinate con amici e professori, senza avere più alcun timore.
Uniti sicuramente riusciremo a sconfiggerlo per sempre e tornare a sorridere liberamente senza doverci nascondere dietro una mascherina.

Giovanni Esposito 

Caro IV A,
io sto bene, e non è una risposta superficiale e priva di significato, perché veramente sto bene.
Voi vi chiederete: “Ma come? Non sei la tipica ragazza che sta andando in depressione? Non ti stai preoccupando della situazione tragica?”, ebbene io mi sto preoccupando per la situazione che sta mettendo in ginocchio tutto il mondo: il periodo è triste e me ne rendo conto e il numero di morti che si alza sempre di più mi riempe di tristezza.
Sono una ragazza che ama alternare momenti di compagnia e momenti di solitudine dove posso rilassarmi con me stessa rifugiandomi nella musica o in un libro. Devo dire che questo periodo ci voleva proprio per me; non so perché ma febbraio mi aveva lasciato molto stressata e infelice e, per quanto sia strano, sapere che dovevo restare a casa senza vedere nessuno mi ha sollevata. Forse il corri corri quotidiano, la sveglia presto la mattina, lo studio impegnativo del secondo quadrimestre; mi stavano pesando e non me ne rendevo conto.
Adesso mi dedico a me stessa, mi sto riconsiderando e finalmente quando mi guardo allo specchio sono felice, perché penso che sono carina, almeno per me, e mi piaccio molto. Sfrutto di più il tapis roulant che ho a casa, accompagnata dalla musica che mi dà energia. Guardo molti film e serie tv e leggo molti libri.
Queste attività le svolgevo anche quando andavo a scuola, solo che adesso sono più rilassanti e ho il tempo di farle con più piacere. L’unica cosa che non avrei potuto fare se fossi stata a scuola, è prendere il sole: mi sto ricreando a stare all’aria aperta, sulla sdraio, con il sole che batte su di me, respirando l’aria fresca e avendo le cuffiette nelle orecchie.
Con tanto tempo a disposizione riesco a svolgere tutti i compiti e a consegnarli in anticipo e svolgo anche lavori domestici, avendo lo stesso tanto tempo per me. Praticamente mi sento in vacanza e sarebbe tutto perfetto se non fosse che un virus pericoloso e altamente contagioso stia continuando ad andare in giro. Ovviamente mi mancano i miei amici. Non il parlare e il ridere, perché quello riesco a farlo anche su uno schermo e per quanto sia triste , comunque è fattibile: mi manca il contatto umano, in particolare gli abbracci, quelli caldi, avvolgenti, morbidi, pieni di amore.
Abbiamo provato a festeggiare il compleanno della mia migliore amica via videochiamata su instagram: ci siamo vestiti eleganti e uno di noi ha messo la musica e abbiamo ballato, poi siamo rimasti a parlare e ridere fino a notte tarda. Visto dall’esterno, come mi ha fatto notare mia sorella, sembravamo dei pazzi che ballavano da soli davanti a uno schermo, eppure io mi sono sentita in compagnia, come se fossimo stati veramente insieme dentro la stessa stanza a ballare e mi è piaciuta molto come idea: è stata davvero una serata diversa e divertente.
Quello che mi preoccupa adesso è il futuro: ho paura che anche passato e sconfitto il coronavirus, l’umanità dovrà abituarsi a vivere con la mascherina, come se diventasse un capo di abbigliamento. Questo non credo di poterlo sopportare: quale sarebbe la parte bella di poter uscire in compagnia se non si può nemmeno dare un batti cinque? Neanche un abbraccio, neanche un bacio… Si può aspettare per uscire, sono disposta, anche se a fatica, ad aspettare anche un anno, purché poi si riesca veramente a tornare alla normalità.
Credo che a quelli come me che possono stare a casa e apparentemente si sentono al sicuro, questo periodo può far bene, perché stando da soli capiamo veramente chi siamo. Possiamo finalmente capire cosa vogliamo, cosa per noi conta e di chi abbiamo davvero bisogno.
Ciò che più questa situazione ci ha lasciato è l’apprensione di un particolare sentimento di paura, cioè quella di perdere le persone a cui teniamo. Spero che dopo questo evento l’umanità ne uscirà migliore e che questo drammatico momento ci possa essere d’insegnamento.

Assunta Di Lucia

Cari ragazzi,

la vostra iniziativa è molto bella ed è anche uno spunto per parlare di un argomento che ormai tocca tutti noi e che ci ha cambiato la vita in pochi mesi. Nessuno poteva mai immaginare che una cosa del genere e potesse procurare tante difficoltà sia per la salute che per la situazione economica di tante famiglie.
Per fortuna io e la mia famiglia non siamo stati colpiti da questo virus anche perchè abbiamo rispettato tutte le norme di sicurezza che il governo ci ha indicato.
Certamente ci vorrà tempo per far sì che le cose tornino alla normalità e la paura è ancora molta.
Questo periodo di quarantena mi ha sottoposta a dure prove di resistenza.
I momenti tristi sono stati tanti tra cui la mancanza delle persone a me più care.
In particolare i miei nonni,zii e cugini.
Il contatto che ho avuto con loro si è limitato solo a sentirli telefonicamente senza poter avere il piacere di abbracciarli come avveniva prima di questa epidemia.
Io e mio fratello abbiamo condiviso tanti momenti di gioco e pochissime volte abbiamo avuto dei contrasti.
La cosa che mi è mancata di più è stato il contatto fisico specie i baci e gli abbracci che scambiavo con le mie amiche.
I miei compagni di classe mi mancano molto, mi mancano le risate, gli scherzi e soprattutto la caotica quotidianità che vivevamo insieme.
In questo periodo ho capito il vero valore dell’amicizia  perchè ho riscontrato tanta sincerità e lealtà e anche supporto morale per la tristezza che questo virus ha creato in noi.
Il solo contatto online non è certamente uguale a quello fisico in quanto non può trasmettere in noi quelle emozioni che si trasmettono dal vivo.
I momenti di gioia che ho trascorso in questo periodo sono stati quelli legati alle mie passioni  come la danza e la musica che spero di poter continuare a coltivare non appena finirà tutto questo.
La danza è un’arte che pratico da 11 anni e  in casa ogni tanto metto della musica indosso le scarpette e invento delle coreografie.
Se non mi va di ballare prendo i dvd dei miei vecchi saggi, e me li riguardo ripensando a tutte le emozioni che ho provato quando ero sul palco; in questo periodo le lezioni di danza e le mie amiche ballerine mi mancano molto.
Le emozioni che la danza e la musica mi trasmettono sono tante, spesso mi fanno rivivere il passato e ora immagino che il futuro non potrà essere come prima.
Le cose che più preferisco sono leggere e guardare foto.
Leggere mi appassiona molto perché ampliano il mio sapere.
Con le foto, invece riesco a portare a mente i miei ricordi e tenerli stretti al cuore.
Non vedo l’ora che questo periodo finisca per ricominciare una vita normale ma soprattutto la scuola che spero riapra con le condizioni migliori per poter stare tutti insieme.

Sofia Sacca

Caro IV A ,
credo che io possa riassumere tutto quello che penso in una parola, assurdo.
E’ assurdo che il tempo sia passato così velocemente, come un forte soffio di vento, che ha portato via con sé tutte quelle fantastiche esperienze che potevamo fare, esperienze e possibilità che forse non ci capiteranno più.
Tra poco più di un mese la scuola sarà finita e al suo posto arriverà la stagione che ognuno di noi studenti aspetta con ansia e sogna durante tutto il resto dell’anno. Arriverà l’estate, quella fantastica stagione che riesce a portare allegria e felicità, spazzando via le tristezze dell’inverno, ma tutti sappiamo che questa non sarà un’estate come le altre.
Basta pensare all’anno scolastico che stiamo affrontando. Sono una ragazza del primo e, come chiunque prima di me, aspettavo quest’anno con tutta me stessa, piena di splendide aspettative. Insomma, sotto qualche aspetto, l’inizio del liceo è come l’inizio di una nuova vita. Arrivi in una scuola diversa, nel mio caso anche in una città diversa, con professori e compagni diversi, dove nessuno ti conosce e sai che da quel momento puoi ricominciare tutto da capo, forse anche migliorando qualcosa che non ti piaceva prima di allora. Bene, da quest’anno non mi sarei mai aspettata tutto questo. Mi sarei aspettata nuove amicizie, nuove esperienze, forse anche un primo amore e anche la mia prima insufficienza. Ma mai e dico mai , mi sarei aspettata di passare due interi mesi rinchiusa dentro casa.
Mi sembra anche assurdo che, durante il giorno, mi metta a guardare fuori dalla finestra o dalla terrazza e speri che venga giù un temporale. Non che prima di adesso non mi piacessero, perchè ad essere sincera mi hanno sempre affascinata; il cielo cupo e grigio, le gocce che scendono veloci e che battono sul tetto e tutti che si rintanano in casa. Ultimamente però mi piacciono ancora di più, anche se solo per un paio di istanti, mi fanno pensare di essere chiusa in casa per del semplice maltempo e non a causa di una pandemia.
Molti dei miei compagni ormai si sono abituati a tutto ciò, ma io nonostante tutto il mio impegno non ci sono ancora riuscita. Mi rifiuto di considerare la monotonia di queste giornata, che sembrano essere resettate ogni volta con un pulsante, “normalità”.
Durante le prime settimane stavo vivendo tutto questo pensando ai benefici che il restare chiusi in casa poteva darci.
Ho tutto questo tempo per me stessa che non avevo mai avuto prima di adesso. Non avevo mai passato tutto questo tempo con i miei genitori, che prima del lockdown non erano mai in casa per il lavoro. Adesso posso imparare nuove canzoni, suonare il piano, guardare film, finire serie, fare esercizio fisico e leggere, leggere e di nuovo leggere.
Ma adesso, sinceramente non riesco più ad essere così “positiva”, visto che sono troppo stufa di tutto questo. Sono stanca di dover rimanere in casa, di dover sentire di ragazzi che non possono raggiungere la propria famiglia, di figli che non possono salutare e abbracciare per l’ultima volta i propri genitori…
Mi sembra assurdo anche pensare al fatto che noi adolescenti abbiamo perso due mesi degli anni migliori della nostra vita, tempo che nessuno ci darà mai indietro. Credo che fino ad adesso di noi ragazzi si stia parlando solamente dal punto di vista didattico, del fatto che verremo tutti promossi, come organizzare le nostre lezioni quotidiane… Ma nessuno si sta realmente preoccupando delle nostre emozioni, anche se so benissimo che non siamo il problema principale. Passiamo le nostre giornate tra lezioni, videochiamate, trasformiamo i nostri salotti in delle palestre domestiche e le nostre terrazze in delle spiagge in cui prendere il sole.
Nessuno si sta preoccupando dei maturandi che probabilmente faranno il loro esame di stato tramite una videochiamata, circondati da ansia e senza aver avuto la possibilità di passare i famosi 100 giorni insieme, di fare un’ultima gita insieme, di godersi il loro ultimo anno di adolescenza. Nessuno di noi potrà vivere la gioia e la nostalgia dell’ultimo giorno di scuola, piangere come se non ci fosse un domani e poi abbracciarsi di nuovo, uscendo insieme la sera stessa. Non riusciamo ancora a capire che per molto tempo nulla sarà come prima, che il virus non sparirà da un giorno all’altro,senza lasciare nessun altra problematica. Insomma, molti, me compresa, sperano ancora di poter andare quest’estate a quei concerti, o a quelle vacanze, che aspettavano da così tanto tempo…
Pochi giorni fa è stato il mio compleanno e, come tutti i nati in questi due mesi, non ho potuto neanche incontrare i miei amici e i miei nonni. Sì, abbiamo tutti i mezzi per incontrarci virtualmente, ma non è la stessa cosa e lo sappiamo tutti quanti. Non è la stessa cosa di ridere a crepapelle con i tuoi amici, di abbracciarli quando ne hanno bisogno, di uscire con loro, anche per una semplice camminata all’aperto, di andare insieme a quella festa, non prima di scegliere insieme il vestito perfetto e di ritrovarci a casa di uno per vedere un film, per la quale metteremo un’eternità a scegliere. Ed essendo una persona che non ama esprimersi con un messaggio o una telefonata per me questo è davvero complicato.
Ad essere sincera ho paura per tutto quello che succederà adesso. Ho paura per l’enorme crisi economica che si sta creando e per tutti i danni che il virus sta lasciando durante il suo passaggio. Il futuro che abbiamo davanti mi spaventa, proprio perché non so proprio cosa aspettarmi da lui.
Da domani avremo più libertà e spero solamente che questo non porterà un aumento dei contagi, peggiorando la situazione, ma che sia un passo verso il ritorno alla quotidianità. Un passo verso quei lunedì mattina che tanto odiavamo, le partite di domenica mattina, gli autobus strapieni e le lotte per prendersi un posto dopo scuola. Un passo verso le uscite di sabato sera, la riapertura degli stadi e delle palestre, verso il calore che solo i nostri amici possono donarci.
Forse grazie a tutto questo, ognuno di noi inizierà ad apprezzare ogni piccolezza e se ognuno di noi ci metterà del suo, potremo tornare ad incontrarci, ad abbracciarci e a tornare alla nostra normalità, pur sapendo di essere ormai entrati nella storia. Ed è allora che l’Italia e il mondo intero riuscirà a rialzarsi e tornare anche più forte di prima.

Arianna Iafrate

Cara me del futuro,
Oggi è il 3 maggio 2020, ti scrivo perché voglio che questo brutto periodo venga ricordato, perché confido nel fatto che tutti noi un giorno racconteremo questo ai nostri figli magari facendoci una risata su. Non so se a te ancora piaccia scrivere e disegnare, perchè io mi diletto piacevolmente in queste attività; spero che io non ti stia già annoiando, come biasimarti del resto, stai leggendo un tema di un’adolescente chiusa in casa.
La mia routine è sempre la stessa da ormai due mesi: sveglia alle 7:00, lezione, pranzo, compiti, cena e letto, sveglia alle 7:00, lezione, pranzo, compiti, cena e letto e così via. Ormai la mia vita è diventata monotona, tutto è ripetitivo, piatto; le giornate passano, corrono veloci come se avessero chissà cosa da fare, come le persone in città sempre di fretta e ormai legate al vincolo del lavoro.
Le prime settimane sono trascorse velocemente e senza alcun problema, ma da lì in poi la situazione è precipitata, mentre il virus si diffondeva senza alcuna pietà, travolgendo tutti come un onda impetuosa. Da allora ho provato a rifugiarmi nel mondo dell’arte, della letteratura, trovando sfogo nel pensiero di Da Vinci, Buonarroti, Michelangelo, Calvino, Leopardi e infine Verga; ma solamente nelle ultime settimane mi sono interessata alla filosofia. Per descriverla ci vorrebbero giorni interi però possiamo dire che “Filosofare è dare la ragione delle cose o per lo meno cercarla” (Denis Diderot), o come dice Platone “La filosofia è scienza della verità”.
Dalla mia esperienza questa materia è molto soggettiva e relativa ma sappiamo per fama che è quella che “si pone domande esistenziali”; vorrei parlarti di Platone e in particolare il suo pensiero, come ai vecchi tempi eh? Egli credeva, in parole povere che le idee risiedono nell’Iperuranio una regione trascendentale e aspaziale dove ha origine anche l’anima, qui risiedono tutte le idee. Per esempio se un uomo ha l’idea di costruire un sedia, quell’idea che egli ha non sarà mai perfetta come quella che risiede nell’Iperuranio.
Ti ho detto tutto ciò perché secondo me tutta questa situazione, questo virus viene da quell’Universo. Non mi voglio esprimere sul modo con cui gli altri Stati stanno gestendo tutto ciò perché sarebbe una perdita di tempo: coloro che dovrebbero assicurare protezione e sicurezza stanno condannando il mondo intero.
Un’altro fattore è l’altissimo livello di disinformazione che persiste in ogni realtà: ognuno crede di saper tutto, giudica, parla; poi ci sono i media, i telegiornali che ingigantiscono tutto come al solito, tutte cose non necessarie.
Mi chiedi se ho paura del futuro: la mia risposta è no. Credo che se hai timore di qualcosa non intraprenderai mai quel percorso e poi avere paura del futuro non aiuta per nulla, perchè ostinarsi ad avere paura quando puoi prefissarti obiettivi?
Che poi il futuro viene plasmato dalle nostre scelte ma del resto l’uomo non è perfetto, la stessa perfezione è solo un’idea che risiede nell’Iperuranio.
Spero di non averti scocciato troppo,
Ti auguro il meglio,

Tua Giorgia.

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