VII Ed. Concorso di Scrittura creativa “Cibo e tradizione”: Il ragazzo prodigio

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VII Ed. Concorso di Scrittura creativa “Cibo e tradizione”: Un Natale a Sora
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PRIMO PREMIO

Istituto Comprensivo Sora 2 – Scuola media Riccardo Gulia – Classe  IIIB

Docente referente: prof. ssa Patrizia Ranaldi

Umberto! Umberto!- era così che una signora anziana e grassoccia entrava urlando nella banca d’ Italia Cagliaritano. Il posto era davvero grazioso e Umberto, riflettendo, capì che era questo il luogo in cui voleva che suo figlio o sua figlia crescesse. Nel frattempo arrivarono alla meta, già dalla casetta proveniva il pianto costante di un neonato, il cuore di Umberto batteva a mille. Quando aprì la porta, ebbe una visione sorprendente: la moglie Teresa, circondata da un mucchio di altre donne, teneva in braccio sul letto un piccolo fagotto. Si doveva dare una festa per il nuovo arrivato in famiglia e senz’altro Teresa non poteva non tenere un banchetto coi fiocchi. A pensarlo ci impiegò poco, ma per realizzare l’ idea, c’era ben da lavorare, soprattutto per lei che ora era impegnata col nuovo membro della famiglia. Certamente serviva un aiuto per i preparativi; le avrebbe sicuramente dato una mano la signora grassoccia di nome Maria, sua suocera. Finito il banchetto verso le 20:00, le persone, che erano state invitate, tornarono nelle loro case. In quella serata del 15 luglio 1901, quando Vittorio aveva appena otto giorni, alle dieci l’oscurità era già calata sulle case e lui dormiva profondamente.Dal tragico evento lasciato alle spalle, passarono gli anni e Vittorio era diventato un uomo alto e robusto. Doveva solo decidere cosa fare della sua vita, era indeciso se frequentare il Conservatorio o essere un muratore. L’unica cosa che però lo appassionava da quando era bambino, era il ruolo d’attore in qualche bel film d’avventura, comico o qualunque esso fosse. Lui voleva fare ciò che lo aveva sempre affascinato ma non ne aveva le possibilità e non conosceva nessuno che potesse aiutarlo .Con il tempo seppe che il proprietario del forno era il figlio di un regista e che senza problemi forse gli avrebbe proposto di lavorare con lui se avesse scoperto il suo desiderio. Un giorno ricevette una lettera che cambiò la sua vita.

Nel paesino c’era un forno che vendeva prodotti tipici come: ciambelle salate, maritozzi, ciambelline al vino bianco, pane casereccio e tante altre cose molto buone realizzate con prodotti semplici: farina, latte, zucchero, sale e lievito. Il proprietario aveva bisogno di personale, così Vittorio accolse l’idea di lavorare lì, ma sempre con il suo desiderio fisso in testa come un chiodo.

Passarono gli anni e Vittorio era cresciuto. Aveva quasi 14 anni quel fatidico giorno ed era del tutto ignaro di quel che stava per accadere. Come tutte le mattine, si era recato a fare delle commissioni per la madre. Vittorio, che era un ragazzo curioso, amava il suo paese per le montagne, per la vita abitudinaria e per tutto quello che lo circondava; eppure in cuor suo sapeva che un giorno se ne sarebbe andato da lì per scoprire quanto il mondo fosse grande. Fu così che mentre si incamminava per le strade di quella piccola cittadina, in quella gelida mattinata del 13 gennaio 1915, accadde qualcosa che gli sarebbe rimasto per tutta la vita impresso nella mente. Un boato squarciò il silenzio e la terra iniziò a tremare coma mai Vittorio aveva sentito in vita sua, intanto si iniziava a levare in aria un cumulo di polvere. All’ inizio non si rese bene conto di quello che stava accadendo. Quando tutto si fermò, senza perdere tempo, si girò intorno e vide uno spettacolo atroce, tutto era crollato, tutto era stato raso al suolo. Le persone ancora vive correvano preoccupate per le strade crepate, c’era stato un terremoto fortissimo. Il ragazzo, terrorizzato, iniziò a correre verso quella che poteva sembrare casa sua. Fuori vi trovò i genitori spaventati in sua attesa, speravano non gli fosse accaduto nulla, Vittorio corse ad abbracciarli tremante e con le lacrime che gli scendevano lungo il viso. Era felice che i suoi cari fossero ancora lì vicino a lui.

Mentre Teresa si occupava del bambino, Maria decideva cosa preparare e le sue amiche scrivevano lettere agli invitati più lontani. Decisero che avrebbero preparato piatti tipici del posto: come primi, la minestra revotata e sagne e fagioli; come secondo, abbacchio alla cacciatora e come rustici, dei buonissimi colascioni e crespelle. Il primo piatto fu preparato da Maria con verdure, pane per la minestra e dei fagioli squisiti coltivati nella zona di Atina. La pasta per le sagne fu stesa con il matterello dalla signora Lucia, amica intima di Maria. L’ abbacchio, allevato nella zona della Selva, fu fatto alla cacciatora con vino bianco e rosmarino e cotto nel forno a legna uno dei pochi nella zona di San Rocco. Furono preparati i colascioni con pecorino di Picinisco, salsiccia, uovo, pepe e farina per l’impasto. Quando arrivarono gli invitati, era tutto pronto e fumante e il piccolo Vittorio dormiva con un cenno di sorriso sulle piccole labbra carnose. Tutti gli ospiti si avvicinavano al più piccolo di casa e sorridevano meravigliati facendo i complimenti ai genitori. Quando arrivò l’ora di pranzo, presero tutti posto a tavola e gustarono con piacere le bontà di Maria.

Appena Teresa vide Umberto, gli porse il fagottino facendo emergere il volto di un bellissimo bambino: era nato Vittorio. Umberto era felicissimo e Teresa lo guardava incredula e sorridente come un bambino che aveva appena ricevuto il suo regalo di Natale, per loro fu un’ emozione fortissima.

La signora cercava un ragazzo che lavorava lì. All’ istante il cosiddetto Umberto si alzò in piedi come posseduto, come se avesse capito già cosa stesse succedendo. – E’ ORA?! è ORA?!- domandò Umberto. La vecchia annuì ancora in preda all’ agitazione. I due si fiondarono fuori dall’ edificio in fretta e furia e cominciarono a correre verso casa. Umberto doveva cercare di stare al passo con la signora che, nonostante avesse il bastone, correva piu’ veloce di una furia. La frenetica corsa si svolgeva per le strade del paese. Questa piccola cittadina era abitata da poco piu’ di 15000 persone, ognuno sapeva sempre tutto di tutti. Difatti al passaggio di Umberto, le persone lo salutavano e gli facevano gli auguri. Camminando per le strade, che conosceva come le sue tasche, Umberto sembrava rendersi conto per la prima volta di quanto fosse bello e perfetto quel paesino: la Chiesa di Santa Restituta fronteggiata dalla grande piazza nella quale tutti si riunivano, la Madonna delle Grazie arroccata sulla collina e il Liri, quel fiume dal quale sembrava fiorire il paese.

– Salve , sono il signor Gaetano, il regista, le scrivo perché mio figlio, proprietario del posto dove lavora, mi ha riferito che Le interesserebbe fare l’ attore, vorrei fare con Lei un provino. Non accetto ritardatari- C…C…Certo, al più presto, pensò Vittorio. Il mattino seguente si recò in uno studio per fare il provino che si concluse a meraviglia; il regista era soddisfatto e Vittorio era euforico. Fu da qui che iniziò la carriera fiorente da attore e che non avrebbe più abbandonato. Si avverò uno dei suoi più grandi desideri. Recitò in moltissimi film che riscossero un gran successo, la sua carriera fu lunga e piena di soddisfazioni perché adorava il suo lavoro.

Martina Farcenio, Luca Colafrancesco, Michela Taglione

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