VII Ed. Concorso di Scrittura creativa “Cibo e tradizione”: Un ritorno al passato

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SABATO 25 GENNAIO 2020 OPEN DAY AL LICEO SCIENTIFICO “LEONARDO DA VINCI” DI SORA PER LE NUOVE ISCRIZIONI PER L’A.S. 2020/2021 CON UNA NOVITA’: IL LICEO SCIENTIFICO AD INDIRIZZO SPORTIVO
gennaio 25, 2020
Terzo
VII Ed. Concorso di Scrittura creativa “Cibo e tradizione”: L’amore è l’ingrediente segreto
gennaio 27, 2020
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TERZO PREMIO ex aequo

Istituto Comprensivo Sora 3 – Scuola media Facchini – Classe  IIIC

Docente referente: prof. ssa Bedani Rosaria

 

Masdar City,31\10\3075,Quartiere Kent Larson

Era il gran giorno. Aveva lavorato mesi per prepararsi alla missione, aveva studiato, dapprima solo diligentemente, poi con passione, tutti i documenti storici rimasti sull’epoca in esame ed ora era arrivato il momento di conoscerla di persona. Leonardo, l’internauta prescelto per la missione, sentì un brivido di aspettativa corrergli per la schiena. Non era da tutti riuscire ad incontrare i propri avi. E non era per tutti affrontare una prova impegnativa come il “salto temporale”. Si trovava nella sala d’aspetto del quartier generale della famosa associazione V.E.T.( Viaje en el tiempo),un’associazione ingegneristica che quel giorno doveva testare, dopo varie prove di preparazione, la sua nuova invenzione:la Macchina del Tempo. Leonardo guardava fuori dalla grande vetrata del grattacielo, alto niente meno che 8425 piani. Masdar City era una grande metropoli , avvolta da una cupola , che contava circa venti quartieri, caratterizzati da altissimi palazzi brulicanti di vita. Era attraversata da grandi intrighi di tubi che gli abitanti usavano come mezzo di trasporto e i suoi abitanti, come tutti gli altri terrestri, respiravano aria filtrata e consumavano cibo coltivato in ampie serre sigillate. Leonardo era immerso nei suoi pensieri, quando la porta del laboratorio si aprì e ne uscì il dottor Ferrero. Costui era un uomo di mezza età, che aveva avuto molto successo nella propria carriera scientifica e che ora era pronto a lasciare il suo posto a Leonardo. Infatti,sarebbe stato proprio lui il primo essere umano a viaggiare nel tempo. Il Dottor Ferrero invitò Leonardo ad entrare nel laboratorio,dove si trovava un grande congegno,simile ad una cabina telefonica,con molti cavi che la collegavano alla parete e il giovane indossò quelli che gli avevano detto fossero gli abiti dell’epoca. Gli scienziati gli avevano spiegato che doveva andare nella vecchia Masdar City, chiamata anticamente “Sora”, per recuperare un pezzo della sua storia. Si doveva capire cosa si era perso, dal passato e cosa valesse la pena recuperare, soprattutto dal punto alimentare, dal momento che gli esseri umani iniziavano ad non tollerare più psicologicamente l’asettico cibo di cui erano costretti a nutrirsi. Il giovane internauta entrò nella Macchina,poi il Dottor Ferrero azionò una leva ed un forte bagliore proveniente dal congegno illuminò tutta la stanza. Il corpo di Leonardo non era più lì: il viaggio era iniziato.

Sora,31\10\1950,Parco S.Chiara

Leonardo sbattè le palpebre. Era strano essere esposto alla diretta luce del sole. Non appena sentì attenuarsi il familiare senso di nausea con cui aveva familiarizzato nei viaggi di prova, si azzardò a guardarsi intorno. Per fortuna, si trovava su una panchina, seminascosto da un albero e, di fronte a lui, vi era una grande piazza dove decine di bambini correvano e giocavano qua e là. Non indossava più la tuta nera di ordinanza,ma una camicia bianca,un pantalone nero e dei mocassini di pelle, un costume dell’epoca per non attirare l’attenzione. C’era una grande confusione: molte persone passeggiavano in strada e si affollavano verso delle bancarelle che vendevano molti cibi differenti. Davanti ad una di esse si trovava un uomo alto e robusto,con capelli e barba rossi e profondi occhi scuri. Leonardo lo riconobbe subito, quasi non credendo alla sua fortuna: si trattava del suo avo Rocco,di cui aveva visto delle immagini in sopravvissute fonti storiche che , una volta, chiamavano foto. La missione era, sulla carta, semplice: contattare le persone giuste, prelevare campioni di cibo e capire cosa avesse di particolare per l’organismo umano, al di là della conta dei semplici principi nutritivi.

Il giovane si avvicinò all’uomo e gli disse:” Buongiorno. Molto probabilmente tu non mi conosci, io sono Leonardo, sono un tuo lontano nipote” – esitò un attimo e poi mentì , come da accordi di missione – “ Vengo dall’America!”. All’inizio Rocco rimase in po’interdetto come se non credesse veramente alle parole del presunto nipote,ma quando questi gli mostrò la vecchia foto di cui lo avevano dotato ( la portava sempre con sé, anche se non sapeva il perché) e gli disse come aveva scoperto di essere suo nipote, descrivendogli parentele presunte e plausibili, i suoi occhi parvero illuminarsi, gli fece un gran sorriso e, dopo averlo sommerso di domande sulla salute dei parenti lontani, lo invitò a pranzo a casa sua. Quel giorno la moglie di Rocco,Restituta,aveva cucinato molti piatti tipici di Sora,e l’occasione fu buona per farli assaggiare al nipote ritrovato. Aveva preparato tagliolini e fagioli,pollo e peperoni e,ovviamente, non poteva mancare la ciammèlla, uno dei prodotti di Sora per eccellenza, che Rocco aveva comprato al mercato. Non si trattava di qualcosa di elaborato: era una semplice ciambella ottenuta da poveri ingredienti: farina, acqua, sale, lievito di birra, bicarbonato e, talora, uova. Ma fu la sua preparazione ad interessare l’ospite: una volta impastata, essa veniva posta a lievitare per tre ore, poi rimpastata e riposta a riposo per altrettanto tempo. In seguito si aggiungevano i semi di anice e si arrotolava la pasta per dargli la tipica forma attorcigliata. A seguire, veniva cotta, dapprima sbollentando in acqua e poi in forno per farla diventare croccante. Il tutto, scoprì Leonardo, durava 12 ore, ma il risultato era un piacere per l’olfatto ed il palato! A Leonardo piacquero molto tutte le prelibatezze che gli offrirono, ma scelse di portare con sé a Masdar City proprio la ciambella. Rimase per qualche giorno con i suoi zii, che gli mostrarono Sora e gli fecero conoscere meglio i suoi odori, i sapori perduti, le tradizioni dimenticate, non mancando di lamentarsi per le difficoltà che secondo loro vivevano nel loro tempo. Ma era ormai ora di tornare nel futuro. Dopo essersi congedato con vera riconoscenza dai suoi inconsapevoli informatori, si avviò verso il convenuto punto di ritrovo, dove, dal futuro, da lì a pochi minuti, lo avrebbero recuperato e riportato nella sua epoca. Portando con sé la ciambella,sentì per l’ ultima volta tutti gli odori di Sora: l’ aria pura, l’acre odore del bestiame di passaggio, quello fresco della terra smossa e dell’erba bagnata dal sole e risentì in bocca i sapori che mai aveva conosciuto in tutta una vita e che gli avevano risvegliato i sensi in quelle ultime ore.

Troppo presto, tutto sarebbe cambiato; gli esseri umani del passato non potevano sapere che da lì a un secolo un nuovo cataclisma avrebbe quasi annullato la loro civiltà per dar vita a qualcosa di diverso, forse più ordinato, più asettico, ma, di certo, privo di tanti colori e sensazioni. Sentendo svanire il mondo circostante, un attimo prima di abbandonare il passato, sentì un solo amaro pensiero attraversargli la mente: ”Poverini, non sanno cosa stanno per perdere!”

Maria Aurora Marsella, Francesca Santoro

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