“MI BASTA UN’IMMERSIONE NELL’ANIMA E VEDO L’UNIVERSO”

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“Non esiste crescita vera in nessun ambito senza contaminazione tra scienza e creatività”.

Considerazione scaturita dallo sguardo degli  incantati visitatori della mostra Ph=mc^2 dalla riflessione degli estasiati spettatori dello spettacolo teatrale Relatività.

Mostra e spettacolo sono l’epilogo di un percorso formativo che da quattro anni è stato avviato nel liceo Leonardo Da Vinci di Sora che suggella, ogni anno, la bellezza della nostra scuola e le sbalorditive competenze acquisite dai  nostri alunni.

Nota al territorio la grande professionalità degli esperti che hanno guidato i due laboratori: Marco Schirinzi per la fotografia ed Ivano Capocciama per il teatro.

Come fotografi abbiamo cercato di imparare  dal fisico più celebre del secolo scorso a guardare il mondo da un punto di vista diverso, non necessariamente unico, ad uscire fuori dagli schemi, a metterci in gioco ed ad esprimere appieno la nostra creatività. Le fotografie che avete visto sono frutto di un lavoro di ricerca che ci ha spinti ad osare, cercando di creare qualcosa di nuovo ed originale, ed interpretando a nostro modo il concetto di relatività”.Questo hanno dichiarato gli allievi del corso (Serena Farenti,  Chiara DiRuzza,FrancescoZagaroli ,  Giulia D’Andrea, Serena Morelli,  Giovanni Perciballi,  Aurora Altobelli,  Virginia Perruzza,Alessandro Ferrera,  Paolo Martini, Martina Fusco,  Elisa Taddeo,Letizia Bressi,Veronica Scarpetta, Alice Recchia,Valeria  Colafrancesco, Elisa Di Mascio,Sofia Gulia, Clara Pessia e Emanuele Santoro) a  quanti sono rimasti incantati dai loro scatti.

Un corso di Fotografia che negli anni è cresciuto sempre più e che ha raccolto i lavori  dei precedenti anni di corso nella mostra  Tre anni di fotografia. Quest’anno le foto sono state esposte in tre comuni del territorio(Sora, Isola del Liried Atina) che ne hanno decretato il successo.

 

“Ho concepito per la prima volta uno spettacolo che raccontasse il personaggio di Albert Einstein e la teoria della relatività per esorcizzare un rapporto estremamente problematico con la matematica, con la fisica, con i numeri, con le stelle. Incontrare il grande scienziato mi ha riconciliato con qualcosa che, nell’animo e nel cervello, sfuggiva totalmente al mio controllo razionale. Barcamenarmi tra decine di libri di fisica applicata, di matematica e di scienza, nel tempo dedicato alla scrittura della drammaturgia di “Relatività”, mi ha fatto perdere l’orientamento e, allo stesso tempo, ha rimesso in ordine qualcosa di profondamente sfaldato, smarrito e cristallizzato dentro di me. In questa drammaturgia, ho lasciato che il mio sguardo penetrasse all’interno della testa di Albert Einstein quasi fosse una scatola magica al cui interno vivono sconfinate meraviglie e ho incontrato l’origine del mondo, l’origine delle cose, la creazione, tesori nascosti, il senso estremo del talento e della genialità, guerre stellari, viaggi interstellari, il valzer, i viaggi nel tempo, la teoria del tutto, Isaac Newton, Stephen Hawking, Charles Chaplin, John Nash, Max Planck, Elvis Presley … ho incontrato l’universo. In una bellissima poesia, Alda Merini scrive: “mi basta un’immersione nell’anima e vedo l’universo”. Il mio nuovo spettacolo è tutto ciò: un viaggio verso profondità sconfinate che attraversano nebulose, buchi neri e galassie lontanissime, a cavallo di un raggio di luce, con il cosmo tutt’intorno che sfreccia all’impazzata e con l’immaginazione negli occhi, nelle traiettorie dello sguardo e del cuore”. Così precisa in una nota di regia Ivano Capocciama. Sul palco gli  attori incredibilmente calati nelle loro parti:Camilla Volante, Veronica Vano, Giuseppe Fantauzzi, Giulia Certa, Angela Reale, Mirella Aliu, Andrea Urbano, Federico D’Orazio, Giusy Fazzone, Francesca Gallozzi, Sofia Parravano. Partecipazione speciale della ballerina Carlotta Volante.

Straordinarie le video proiezioni di Fabiano Bellisario, prezioso il contributo di Daniela Lombardi e Giulia Germani.

Mostra e spettacolo hanno emozionato tutti. “Le emozioni sono tutto ciò che abbiamo . Chi non le conosce, le emozioni, non è più in grado di meravigliarsi, non prova più stupore, è come morto, una candela spenta da un soffio. L’esperienza del mistero … che cosa meravigliosa … Sapere dell’esistenza di qualcosa che non possiamo penetrare, sapere della manifestazione della ragione più profonda e della più radiosa bellezza, accessibili alla nostra ragione solo nelle loro forme più elementari”. Ad Einstein è bastato “il mistero dell’eternità della vita e la vaga idea della meravigliosa struttura della realtà, insieme allo sforzo individuale per comprendere un frammento, anche il più piccino, della ragione che si manifesta nella natura”.

Poesia e scienza. Un unico comune denominatore : l’immaginazione, quell’illuminazione improvvisa che riesce a proiettare l’uomo in avanti.

Mostra e spettacolo, un omaggio ad Einstein: uomo curioso, appassionatamente curioso. Fantasioso ed impertinente. Piccolo impiegato che “leggeva nel pensiero del creatore del cosmo, colui che conosceva le chiavi dei misteri dell’atomo e dell’universo”.

La Redazione

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