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Il ciclo d’incontri dell’associazione Dante inizia con un inedito. Che rapporti ci sono tra Dante e la Storia della musica? Più di quanti si pensi…

La prima conferenza dell’annuale programmazione della Dante, tenutasi a Sora il 24 novembre scorso, ha presentato una sorpresa. Nel contesto letterario, di altissimo livello, dell’Associazione è stato infatti inserito un intervento non strettamente letterario, anzi, piuttosto sbilanciato verso la Storia della musica. Davide Ferri, un alunno di quinto del Liceo Scientifico L. Da Vinci di Sora, ha spostato il discorso sul ruolo che la musica gioca nella Commedia e sul coinvolgimento di Dante nel panorama musicale del suo tempo.

Il titolo, “la musica in Dante, la musica di Dante”, riflette la doppia visione dell’evento: da un lato la musica nell’opera dantesca, nella Commedia in particolare, dall’altro una panoramica sulla musica del tempo di Dante. Abbiamo intervistato il giovane relatore per saperne qualcosa di più…

La connessione tra Dante e la musica non è un po’ stiracchiata?

Niente affatto! Dante cita continuamente opere musicali nella Commedia. Le anime del purgatorio cantano salmi, i beati intonano inni, Casella delizia con la sua arte l’amico e i suoi compagni. Persino all’inferno, in un certo senso, c’è musica, almeno nel senso di musica naturalis secondo Boezio, che stilò la classificazione ancora in uso al tempo del Sommo Poeta.

Va bene, ma, allora, perché parlare anche della musica di quei tempi?

Perché Dante non cita casualmente opere musicali, ma le usa come parte integrante della narrazione. Usa, con secoli di anticipo sugli scrittori contemporanei che l’hanno rispolverato, l’espediente narrativo della “colonna sonora”. In pratica, fa il nome di un brano che si presume sia noto al lettore, aspettandosi che questi appunto lo “ascolti” quasi come colonna sonora della narrazione. Per il lettore del Trecento, questo in effetti accadeva. Il lettore moderno, però, non conoscendo più le opere a cui Dante fa riferimento, si vede mutilato di una delle parti più belle della lettura. Un approfondimento storico – musicale è indispensabile.

La musica di Dante era così diversa dalla nostra?

Abbastanza. Negli ultimi anni della vita di Dante, iniziarono alcuni mutamenti nel panorama musicale europeo. Quando Dante parla di musica, però, si riferisce ancora al monodico gregoriano. Per noi, è una musica strana e sorprendente: non c’è armonia, non esiste ritmica nel senso moderno, la frase non cadenza spesso sulla nota che ci aspetteremmo… Non è il classico genere a cui siamo abituati.

 

Antonela Curumi

Il testo della conferenza è disponibile sul link riportato.

 

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